LE  PRETESE CHE CI AVVELENANO LA VITA

LE PRETESE CHE CI AVVELENANO LA VITA

                                               

Cadde tanto in basso nella mia considerazione
che lo udii battere in terra
e andare a pezzi sulle pietre
in fondo alla mia mente.
ma rimproverai la sorte che lo abbatté meno
di quanto denunciai me stessa,
per aver tenuto oggetti placcati
sulla mensola degli argenti.”

 

Un’ amara poesia di Emily Dickinson,nella quale sicuramente ognuno di noi si può riconosce in qualche momento della sua vita.
Le poesie vanno gustate così, nella loro nuda bellezza, ma questa mi ha stimolato ad un’analisi psicologica. 
Mi perdoni la grande poetessa se mi permetto di leggere i suoi versi alla luce dell’Educazione Razionale Emotiva.

 

 

Abbiamo sempre tante  ASPETTATIVE  nei confronti degli altri!
In modo inconsapevole, a
nticipiamo mentalmente come andranno le cose, e per noi c’è un solo modo in cui potranno andare, è scontato che l’altro dirà o farà ciò che ci aspettiamo che dica o che faccia.
E quando ciò non accade?
Nel caso della nostra poetessa, si mettono in moto due processi di pensiero tanto comuni quanto sbagliati:

  •  LA SVALUTAZIONE GLOBALE DELLALTRO, che “non è la persona meravigliosa che credevamo fosse”;
  • LA SVALUTAZIONE DI NOI STESSI, poiché “non l’abbiamo capito prima”.

La Dickinson aveva evidentemente delle aspettative sulla persona oggetto della poesia, e la sua reazione tanto forte quando le cose sono andate diversamente,denuncia che le sue aspettative erano PROFONDE CONVINZIONI su come sarebbero stato giusto che andassero le cose; la  poetessa “pretendeva” da quella persona un certo comportamento, l’unico che a lei sembrava giusto e possibile che avesse, l’unico che lei potesse accettare.

Forse, uno o più aspetti del comportamento della persona in questione si sono rivelati obiettivamente negativi,ma per la poetessa l’intera persona è ora negativa, è un “oggetto placcato”, è  così totalmente negativa, da non valere più nulla, e lei la rifiuta in toto.  

Ma la Dickinson denigra anche se stessa per aver dato valore a qualcuno che non l’aveva. Non sembra di sentirla? “Ma come ho fatto a caderci? Che stupida sono stata!…” Eh sì, non credo che parlasse sempre in rima! E certo questo pensiero l’ha mortificata. Per valutare la portata dell’emozione provata dalla poetessa, riflettiamo un attimo sull’etimologia della parola “mortificazione”: “dare la morte”; e qui, a chi viene data  la morte ? Alla propria considerazione di sé. 

In un sol colpo, due vittime.

Credo che questi processi mentali non siano estranei a nessuno di noi!

Che fare allora, in questi casi, invece di lasciarci andare a feroci giudizi su noi stessi e sugli altri ?

Nel primo secolo d.C. il filosofo greco Epitteto affermava: “NON SONO I FATTI IN SE’ CHE TURBANO GLI UOMINI,MA I GIUDIZI CHE GLI UOMINI FORMULANO SUI FATTI. Dovremmo essere più preoccupati di rimuovere i pensieri sbagliati dalla mente, che di rimuovere gli ascessi e i tumori dal corpo.”

E già nel 600 a.C. Il filosofo cinese Lao Tzu diceva: “NON CREDERE A TUTTO QUELLO CHE PENSI! “

Questa esortazione può sembrare davvero strana, se non addirittura paradossale, ma cercherò di chiarirla alla luce dei più moderni e importanti studi di psicologia.

Qui mi rifaccio specificamente alle ricerche di due studiosi americani, A. Beck e A. Ellis, che hanno dato vita alla Terapia Razionale Emotiva Comportamentale (REBT),  da cui è nata l’Educazione Razionale Emotiva (ERE).

Il principio fondamentale è il seguente: IL PENSIERO DETERMINA LE EMOZIONI, e PROCESSI DI PENSIERO DISFUNZIONALI DETERMINANO L’INSORGERE DI EMOZIONI DISFUNZIONALI,le quali, oltre a farci soffrire, ci spingono a comportamenti inadeguati che causano altra sofferenza.

E’ evidente che per poterli trasformare, bisogna prima individuarli, e questa è la prima difficoltà. Infatti noi, generalmente, non siamo consapevoli di tali meccanismi mentali, essi ci guidano a nostra insaputa.

Cominciano a svilupparsi fin dalla nascita e si strutturano nel corso dello sviluppo attraverso le nostre relazioni con l’ambiente,in modo particolare attraverso le relazioni familiari, fino a creare un SISTEMA DI FONDO in base al quale interpretiamo la realtà e reagiamo ad essa.

E’ proprio così: noi non reagiamo ad una qualche realtà oggettiva!

E’ COME PERCEPIAMO la realtà’, COME INTERPRETIAMO ciò che abbiamo percepito, COME GIUDICHIAMO ciò che abbiamo interpretato, che nasce una determinata emozione, la quale poi ci spinge ad una determinata azione.

La sofferenza emotiva, ansia, rabbia, paura, ostilità, depressione, ci dicono Beck ed Ellis, può nascere da un errore che si verifica in uno di questi processi cognitivi.

Qui mi soffermerò sugli errori di giudizio, di valutazione della realtà.

Potremmo sintetizzare così:

NON CONTA COSA ACCADE, MA COSA NE PENSI TU.

Infatti, di fronte ad un evento, ad una persona, noi proviamo gioia, indifferenza,rabbia, etc,in base a quello che pensiamo di quel fatto o di quella persona, in base a come giudichiamo quel fatto o quella persona.

I problemi nascono quando noi giudichiamo la realtà che stiamo vivendo,IN BASE A CONVINZIONI  IRRAZIONALI alle quali siamo abituati a credere ciecamente,perché fanno parte di quel sistema di fondo che ormai ci appartiene e che, oltre ad essere illogiche, hanno il carattere di PRETESE ASSOLUTE

Sì, dentro di noi può esserci una continua e inconsapevole coniugazione del verbo “Dovere”:

IO DEVO………………….. ”io devo avere successo in tutte le mie azioni”; “io devo essere sempre irreprensibile”

GLI ALTRI DEVONO…..“gli altri devono trattarmi con giustizia e rispetto ”;“gli altri devono agire come io penso sia giusto “…

 LA MIA VITA DEVE…….” ”; “ le cose che vivo devono andare come dico io”, “la mia vita deve essere confortevole”… 

Queste convinzioni irrazionali creano in noi aspettative irrealistiche che ci preparano momenti di grande sofferenza emotiva e ci spingono a comportamenti nocivi.

Che male c’è, si potrebbe obiettare, a volere che la vita ci vada sempre bene, che tutti siano amabili con noi, che ogni nostra iniziativa riesca?! Nulla davvero, finché noi DESIDERIAMO,PREFERIAMO che le cose vadano così; tutto si complica quando invece per noi le cose DEVONO andare così ALTRIMENTI si profilano conseguenze molto pesanti, e qui si innesca tutta una serie di altri pericolosi pensieri irrazionali

Abbiamo già visto nella poesia di Emily Dickinson un esempio: il PROCESSO DI SVALUTAZIONE GLOBALE di sé e/o degli altri. E’ lo stesso processo mentale che ci porta a tagliare per sempre i rapporti con nostro fratello che in una certa occasione ha fatto il doppio gioco, quindi è una brutta persona. E’ lo stesso processo che ci fa pensare che se non siamo riusciti bene in qualcosa,siamo un fallimento totale, siamo senza speranza, e se affronteremo altre prove in questo stato d’animo, quale potrà essere il risultato?! 

C’è poi quello che viene chiamato PENSIERO CATASTROFICO, che consiste nell’esagerare l’aspetto spiacevole o doloroso di un evento: “ Se prendessi un brutto voto, sarebbe terribile!”.Questo pensiero potrebbe scatenare una forte ansia che inciderebbe notevolmente sulla nostra lucidità, sulle nostre capacità cognitive, e aumenterebbe le probabilità che si verifichi proprio il fallimento che temiamo.

Ci sono poi i pensieri di INTOLLERANZA, di INSOPPORTABILITA’ : si ritiene che certi eventi, magari oggettivamente spiacevoli,non possano assolutamente essere sopportati, p.es. “Non posso tollerare di essere preso in giro”, “Non sopporto di essere contraddetto”. Questi pensieri, che manifestano una scarsa capacità di tollerare la frustrazione, possono provocare molta rabbia e la rabbia avrà le sue conseguenze negative. 

Vediamo poi quel modo di pensare che per cui si ritiene assolutamente INDISPENSABILE qualcosa che è oggettivamente desiderabile, ma di cui si può anche fare a meno, seppur con qualche inconveniente: “Non potrei vivere senza di lui”; “ Non potrei andare avanti senza la stima dei miei amici.”Poi il tuo amore ti abbandona, o i tuoi amici ti voltano le spalle. Che sarà di te, se nel tuo profondo c’è la convinzione che la tua vita è finita?E’ pericoloso trasformare certi situazioni, certe persone o certi oggetti in una condizione imprescindibile per la nostra felicità. 

Fin qui l’analisi di come i nostri processi cognitivi possano ingannarci.

Ma cosa fare?

La chiave per trasformare la vita di tutti i giorni, è considerare ogni nostro momento di sofferenza emotiva come un’ occasione per riconoscere i nostri processi mentali disfunzionali, e lavorare per ridurne  mano a mano  il potere fino a vederli scomparire, sostituiti da processi mentali funzionali. Dunque, 

CAMBIA I TUOI PENSIERI, E I TUOI PROBLEMI SI RISOLVERANNO;

TRASFORMA GLI SCHEMI DI PENSIERO CHE CAUSANO I TUOI PROBLEMI!

 L’Educazione Razionale Emotiva ci dice che possiamo imparare ad INDIVIDUARE LE NOSTRE DOVERIZZAZIONI, le nostre pretese, i nostri pensieri irrazionali; possiamo poi imparare a METTERLI IN DISCUSSIONE, facendoci una serie di domande “scientifiche” volte a dimostrare se la nostra convinzione è logica, verosimile e realistica :”Dov’è la prova che le mie convinzioni sono vere? Quali fatti dimostrano che sono vere? Posso dimostrare che combaciano con la realtà?” Cercheremo risposte logiche e realistiche.

Questo procedimento  renderà le nostre convinzioni irrazionali via via più fragili e meno credibili, e sempre più facilmente  saranno sostituite da idee meno rigide e più razionali.

Fare questo lavoro ogni volta che proviamo forti emozioni nocive come ansia, rabbia, ostilità, ci guiderà a passare dalle pretese alle preferenze,a sostituire i DEVO con i DESIDERO, e a smettere di temere conseguenze disastrose e insopportabili.

Questo processo  va sotto il nome di RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA.

Nel contempo, se altri sono implicati nello scatenarsi dell’emozione nociva, come nel caso della nostra poetessa dalla cui poesia ha preso le mosse questa esposizione,consideriamo che anche l’altro, come noi,in quel momento ha seguito i suoi meccanismi mentali, e noi non sappiamo cosa effettivamente lo abbia mosso in una certa direzione, e molto probabilmente non lo sa nemmeno lui!

E torniamo, in chiusura, proprio ai pensieri, alle emozioni negative della Dickinson.

Ogni persona è sacra, il tradito come il traditore!

Il comportamento dell’altro può essere oggettivamente sbagliato e riprovevole, e noi abbiamo il dovere di rendercene conto con lucidità, senza giustificazioni buoniste e comportarci di conseguenza,ma oso affermare che disprezzare la persona è una forma di omicidio, vedere e sentire la persona andare in pezzi, come dice la nostra poetessa,è demolirlo dentro di noi, e definirlo “materiale scadente”, significa togliere a quella persona il suo intrinseco valore in quanto essere umano e innalzare noi stessi ad una posizione di superiorità che non ci appartiene . La persona che ci ha “deluso” non è tutta in ciò che vediamo e sappiamo di lui. Cosa conosciamo della sua strada, dei suoi dolori, dei suoi sogni infranti,delle sue ferite ?Che ne sappiamo di quanto la sua storia condizioni, determini il modo in cui si relaziona con noi, con il mondo?

E noi? Non abbiamo mai deluso, ferito, tradito qualcuno? E se scoprissimo di essere noi stessi considerati da qualcuno “oggetti placcati”? Fermati un attimo a sentire come bruciano queste parole se vengono riferite a te. E poi,siamo certi di essere noi “oggetti d’argento”? Quanto e come ci hanno condizionato la nostra genetica e la nostra storia personale?Quante incrostazioni ricoprono quel gioiello che in realtà siamo!?

Se tu trovassi in una viuzza un oggetto prezioso su cui il tempo ha depositato tanta sporcizia, certamente non lo allontaneresti da te con un calcio, cercheresti piuttosto di raccoglierlo con precauzione e di ripulirlo, perché intravedi quello che brilla sotto tutto quel pattume!

Noi crediamo di agire sempre in maniera autonoma e indipendente, e nello stesso modo attribuiamo agli altri l’intrinseca responsabilità delle loro tendenze cattive, o comunque non in linea con le nostre aspettative.

In realtà i vari aspetti della personalità di ognuno sono in gran parte il frutto di molte variabili casuali di cui non siamo consapevoli. 

Alla luce di tali considerazioni, potremmo guardare noi stessi e gli altri con occhi di misericordia.

Telefono: 347 867 5080
Mogliano Veneto, via Trento n.12